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Persepolis


Dopo il post sul fantascientifico Torchwood, cambiamo completamente genere e passiamo alla dura realtà. Il 7 Febbraio, grazie a Radio Zammù, ho avuto l'occasione di vedere in anteprima il soprendente Persepolis al cinema Ariston di Catania. Il film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, basato sui fumetti autobiografici della stessa Satrapi, ha già ottenuto il riconoscimento del festival di Cannes attraverso il premio speciale della giuria ed è candidato come miglior film di animazione agli Oscar 2008.

Il mio commento sarà breve perché le parole non basterebbero a definire la bellezza di questo film. L'unico paragone che mi viene in mente in questo momento è nei confronti de La vita è bella di Roberto Benigni; i due film hanno in comune il tema della guerra e la maestria nel coniugare divertimento e drammaticità, riuscendo a alternare lacrime e sorrisi nel giro di poche scene. Nel caso di Persepolis, il lavoro è reso più "facile" e incisivo grazie all'uso dell'animazione, un mezzo molto più espressivo del cinema "in carne ed ossa" quando modellato da mani sapienti come quelle della fumettista iraniana. Io non ho altro da dire, la trama la trovate su centinaia di altri blog, quindi vi lascio a una citazione dal film:

A quell'epoca conducevo una vita tranquilla e senza storia, una vita da bambina. Andavo pazza per le patatine con il ketchup, Bruce Lee era il mio eroe preferito, portavo le Adidas e avevo due ossessioni: potermi un giorno radere le gambe e diventare l'ultimo profeta della Galassia".

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